Pag 33, 70-71 Sentenza Corte Federale

La Corte Federale, composta dai Sigg.ri:

– Prof. Piero SANDULLI – Presidente
– Avv. Salvatore CATALANO – Componente
– Prof. Mario SANINO – Componente
– Prof. Mario SERIO – Componente
– Prof. Silvio TRAVERSA – Componente

assistita dal Segreterio Avv. Ludovico Capece, nella riunione, tenuta
in Roma dal 22 luglio al 25 luglio 2006, ha adottato le decisioni, le
cui motivazioni, qui di seguito si trascrivono…. …. ….


PAGINA 33

6. La Commissione ha, inoltre, ritenuto che non fosse emersa, con
sufficiente grado di certezza, la responsabilità di Moggi e
dell’arbitro De Santis con riferimento, per quanto concerne il primo,
all’illecito di cui all’art.6, comma 1, C.G.S. in relazione alle gare
Juventus-Lazio e Bologna-Juventus, nonché Juventus-Udinese contestata
ai sensi dell’art.1 C.G.S., e, per quanto concerne il secondo, con
riguardo alle gare Bologna-Juventus ed alla precedente
Fiorentina-Bologna, che avrebbe costituito la premessa per
l’alterazione di quella successiva. Conseguentemente veniva esclusa la
responsabilità diretta della società Juventus. In particolare, la
Commissione non ha reputato raggiunta la prova concludente
dell’avvenuta realizzazione dell’ineliminabile segmento della condotta
integrante gli estremi dell’illecito sportivo, costituito dalla
circostanza che le richieste di Moggi fossero (quantomeno)
effettivamente pervenute all’arbitro De Santis.

PAGINA 70 e 71

A questo proposito la Corte rileva che la configurabilità dell’illecito
ex art. 6 CGS non può che fondarsi su una prova solida ed al di là di
ogni ragionevole dubbio che l’atto umano oggetto di incolpazione riveli
(oltre che la sua idoneità al raggiungimento del risultato vietato) la
volontà dell’agente di realizzare, con dolo specifico, l’illecito, in
quanto il paradigma normativo, nell’utilizzare il termine “diretti” con
riferimento agli atti, pone un rapporto di necessaria implicazione tra
la natura dell’atto in sé ed il fine illecito che, tramite lo stesso,
l’autore si propone. Il difetto della prova che ad ispirare la condotta
dell’incolpato fosse il conseguimento del risultato illecito non può
che risolversi, come esattamente osservato dalla CAF, ed infondatamente
contestato dalla Procura Federale, nel fallimento dell’ipotesi di
ricorrenza dell’illecito. Ora, nel caso di specie, non vi sono elementi
che consentano di affermare, con certezza, che gli appellati, tramite
condotte pur deontologicamente reprensibili ex art. 1 CGS, come si
dirà, avessero un interesse chiaro, diretto ed inequivoco a favorire la
Juventus, né una convincente prova, in tal senso, è stata fornita o
dedotta: resta il fatto in sé di condotte scorrette o sleali, ma ciò
non basta a far presumere che vi fosse il fine palese o occulto di
determinare l’alterazione del campionato a favore della Juventus,
soprattutto in assenza di adeguato movente.